Marcio: una vicenda difficile da capire!
Sicuramente ne ha viste tante sui parquet di tutto il mondo, Marcio Brancher ha una vita legata la futsal ma mai si sarebbe aspettato di pubblicare sul libro della sua vita anche un capitolo legato alle vicissitudini del Povoli Team. Il brasiliano campione del mondo nel 1996 era arrivato in riva al Garda con la massima fiducia di aprire una nuova, importante avventura. «C’era tutto per fare un buon progetto – ci spiega – perché vedevo nella gente impegnata lo stesso entusiasmo negli occhi che avevano le persone legate ai primi anni dell’Arzignano Grifo. Si poteva iniziare un lavoro importante in questa zona, ma Povoli è riuscito a contrariare tutti». Il centrale brasiliano continua sulle puntate della «Povolinovela», parlando della fiducia che all’inizio aveva coinvolto sia gli addetti ai lavori che i suoi stessi compagni. All’inizio erano voci, ma poi ecco arrivare Amoroso, Antonelli, Ranieri, Caio e lo stesso Marcio, chi poteva pensare che finisse così? «E’ stata una vicenda incredibile – continua il brasiliano – e ancora difficile da capire. Se Povoli sapeva che non ce l’avrebbe fatta a far fronte agli impegni perché ha continuato a prendere giocatori? E a fare promesse? Accordi depositati? Ci potevano essere, ma per regolamento se percepisci almeno il 70% dei rimborsi promessi sei obbligato a giocare, i miei colleghi mi prendono in giro per non averli fatti, ma forse alla fine è meglio così altrimenti non potevamo svincolarci. In passato sono successi ancora dei casi di presidenti che non pagassero le spettanze, ma questo succedeva negli ultimi mesi della stagione, non nei primi come a Riva del Garda». Alla fine l’unione del gruppo, creata in questi cento giorni trentini è scoppiata in un pianto. «Eravamo undici giocatori – ricorda commosso – in maggioranza anche avanti con l’età ma il pianto globale prima della gara col Carmenta è stato l’episodio che ha confermato come tutti avessero capito che quelle fatte erano promesse non mantenibili». Adesso Marcio è tornato alla serie di competenza meritoria, la A1 con la maglia della capolista Futsal Marca. «Adesso gioco meno, mi diverto anche meno e vado in tribuna perché siamo in quindici a giocarci le dodici maglie da titolare, ma almeno a fine mese sono tranquillo».